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E. M. E. & Claudia MARS.S.

Nasce dall’incontro tra musicisti provenienti da esperienze musicali eterogenee con la vocalist brasiliana Claudia Mar.s.s. e dalla comune passione per la bossa nova. Il lavoro svolto in oltre cinque anni di attività concertistica ha permesso al gruppo di sviluppare un sound elegante e di affrontare il repertorio di Antonio Carlos Jobim miscelando le caratteristiche musicali di tutti i componenti della formazione.
A coronamento di questo lavoro è giunta nell’estate del 2003 la registrazione del CD “Retrato em branco e preto“ prodotto e distribuito dalla MAP (Musicisti Associati Produzioni) di Milano che ha avuto riscontri positivi dagli addetti ai lavori e nei concerti dal vivo (Baronissi Jazz Festival (SA), Festival Suoni a Contatto (AV), Ateneo Musica Basilicata (PZ), Istituzione Cultura Capri (NA), Montella Estate Musica (AV), Sorrento Jazz Festival (SA), Pompei Jazz Festival (NA), Benevento Città Spettacolo (BN)), Festival Amici del Quartetto (GR), Serate Musicali in Abruzzo (AQ), ecc.

Il gruppo ha appena ultimato la registrazione del nuovo album “Palavras de amor” che esplora l'universo femminile di Antonio Carlos Jobim attraverso arrangiamenti originali e la scelta di brani dedicati alle donne della sua vita.
 
Il lavoro è stato pubblicato dalla PHILOLOGY, una delle più prestigiose etichette del jazz italiano e internazionale.
 

Claudia MARS.S.: voce

Enzo OREFICE: arrangiamenti, pianoforte, synth

Gianluca MARINO: chitarre

Stefano SACCONE: flauto, sax soprano

Aldo VIGORITO: contrabbasso

Giuseppe LA PUSATA: batteria

 

CD Orfeu Negro

1. Intro
2. A felicidade
3. Samba de Orfeo
4. O nosso amor #1
5. Cenas do sol levante
6. Frevo
7. O nosso amor #2

8. Manha de carnaval #1
9. Manha de carnaval #2

10. Monologo de Orfeo

11. Cenas de macumba

 

 

CD palavras de amor (Jobim as mulheres)

1. Luciana
2. Garote de Ipanema
3. Bonita
4. Ana Luiza
5. Luiza
6. Ligia
7. Luiza (instrumental)
8. Bebel
9. Angela
10. Maria e Dia

 

 

          Artefici del progetto sono i cinque musicisti dell’ Effetto Musica Ensemble, che propongono uno spaccato della produzione vastissima del grande maestro della musica brasiliana, della bossa più fine, e raccolgono proprio quei brani dedicati all'amore, ogni volta diverso, rappresentato da una sempre diversa protagonista, cui di volta in volta è dedicata la melodia. Nello specifico vediamo subito che la selezione comprende a forza alcuni titoli praticamente immortali, primi fra tutti "Garota de Ipanema" e "Luiza", brani entrati di diritto nel patrimonio standard jazzistico. Questa scelta da parte dei musicisti è però rischiosa, essendo indubbiamente difficile reggere una buona esecuzione di brani così sfruttati e proposti dalla musica degli ultimi 40 anni. Ma ecco la sorpresa, a spiazzare gli scettici: l'Ensemble lavora di fino e va a riarrangiare in modo audace proprio i brani più scontati, stravolgendone in certi casi la struttura armonica e lavorando sull'andamento ritmico. Operazione forse ancora più rischiosa, solitamente esposta al kitsch. Ma non è questo il caso. Ed è proprio con questa scelta che i nostri sfoderano la prima carta vincente del disco, eseguendo ad esempio "Garota de Ipanema" come mai si era sentito, in cui la melodia è adagiata su una rinnovata successione armonica, peraltro molto d'effetto. La formazione, in più, si affianca alla voce di una straordinaria cantante brasiliana, Claudia Mars.s., che tra gli altri vanta collaborazioni con il grande Gilberto Gil. La sua voce vellutata e calda è il naturale completamento dei brani, ottimamente interpretati, con passione e sentimento genuino. Si ascolti a proposito "Ana Luiza", e non si avranno dubbi sulla bontà di questo incontro. L'altra punta di diamante dell'Ensemble è evidentemente Enzo Orefice, a cui si devono gli arrangiamenti ma anche un gusto, una sensibilità particolare, grazie a cui arricchisce i brani con soli di una bellezza rara, dinamici, morbidi ed emozionali. Sembra, in questo ambito, che il suo stile dia il meglio nelle ballads, nei lenti, o comunque là dove il tempo permette una maggiore dilatazione degli spazi ritmici e quindi più libertà di movimento. Il suo solo in "Luiza" è uno dei momenti più emozionanti di questo disco. Nei momenti in cui si trova ad accompagnare Orefice invece gioca per sottrazione e si limita a dare un lieve supporto alla chitarra di Gianluca Marino, con appunti e accenti mai invadenti, pronto però ad "aprire" di colpo sui flussi melodici, che nell'improvvisazione gli risultano tanto congeniali. Il mood generale, improntato su una quieta dolcezza e su sonorità di ampio respiro è molto efficace, anche se a volte un poco troppo di maniera a causa dell'uso di sintetizzatori. Tuttavia si comprende bene come con poche ma calibrate mosse l'Effetto Musica Ensemble registri un disco valido, fine e di gusto, paradossalmente neanche troppo costretto alla cerchia degli appassionati di Bossa. Vi si possono trovare vere e proprie perle che difficilmente deluderanno all'ascolto: su tutte una straordinaria interpretazione vocalica.

Achille Zoni (Jazzitalia)

 

 

          Dieci brani del grande compositore vengono qui riletti con una particolare attenzione al lato, per così dire, più femminile dei testi e delle note di Jobim. A interpretare le quali è stata Claudia MARSS: la sua voce suadente e duttile, in grado di farsi sottile e corposa all’occorrenza, ne rende tutte le sfumature. Alla guida del progetto, Enzo OREFICE: sempre misurato, coraggioso ma essenziale, tanto negli accompagnamenti quanto negli assoli.
Ma sono gli arrangiamenti a costituire la vera sfida, che si può dire superata con ampia sufficienza per l’inventica con cui è stata affrontata. I suoi sodali seguono con scrupolo le direttive, per poi schiudere le proprie abilità nella versione strumentale di LUIZA (per chitarra e flauto). Il disco forse non è incisivo, poiché poco sorprende o cattura e forse l’impegno a camuffare melodie arcinote (esemplare, in questo senso, è lo sforzo, sovraumano, profuso per dare alla GAROTE DE IPANEMA una veste nuova, salvo poi comprendere che si tratta sempre della solita GAROTA DE IPANEMA non appena interviene la voce) poteva essere orientanto verso composizioni originali. Ciò nondimeno PALAVRAS DE AMOR brilla di una certa luce, emozionante, gradevole e a tratti coinvolgente.

Gianpaolo Chiriachò (Jazzit)

 

 

          L’Effetto Musica Ensemble è un sestetto jazz italiano composto da Claudia Marss alla voce, Enzo Orefice al piano, Gianluca Marino alla chitarra, Stefano Saccone al flauto e sax, Aldo Vigorito al contrabbasso e Giuseppe La Pusata alla batteria. Dopo il precedente lavoro "Retrato Em Branco E Preto - Tributo a Tom Jobim" del 2003 ritorna a trattare sempre per la Philology l'opera di Tom Jobim, facendo questa volta una selezione di canzoni dedicate alle donne e filtrate sempre attraverso gli eleganti arrangiamenti di Enzo Orefice. Arrangiamenti che sfruttano al meglio la diversa provenienza dei musicisti in parte classica in parte jazzistica e mettono a disposizione della bellissima voce di Claudia Marss i giusti percorsi per esaltarne la duttilità ed espressività, in Particolare risalto in "Ana Luiza" e in "Ligia". La selezione include oltre a scelte maggiormente ricercate, anche un classico come Garota de Ipanema, che nasconde sempre il rischio del confronto o dell'originalità a tutti i costi, pericolo superato magnificamente da una splendida interpretazione dilatata fino quasi a renderla rarefatta. Atmosfere eteree che accompagnano altri momenti del disco come "Luiza" in particolare nell'assolo di Orefice o nella versione strumentale della stessa canzone. Insomma un disco che ci accompagna tra l'opera magna del Maestro senza banalità e con momenti coraggiosi che ce ne fanno riscoprire ancora una volta di più la sua grandezza e in un epoca piena di rivisitazioni fotocopia non è poco.

Massimo Cannizzaro (Musibrasil)
 

 

          Secondo lavoro in studio dell’Effetto Musica Ensemble, Palavras de amor è la conferma di una grande, viscerale passione per la musica brasiliana. Entrato a merito nel catalogo della prestigiosa Philology, il disco è un tributo a Jobim, come del resto anche il loro primo episodio discografico del 2003. La particolarità del nuovo album, composto di dieci tracce, è quella di concentrarsi sul repertorio di composizioni che il maestro della bossa nova dedicò alle donne della sua vita, come lascia intendere il sottotitolo "Jobim e as mulheres".
Il disco è caratterizzato da una forte personalità stilistica, che proviene direttamente dalla coesione dei musicisti e dalla loro esperienza. Claudia "Maria da Silva e Silva" Mar.s.s., di origini brasiliane, è la punta di diamante dell’ensemble: la sua voce valorizza ogni brano attraverso quel "dondolìo" e quella calma sussurrata tipiche della bossa nova. Dotata di un timbro vocale caldo e vellutato, la cantante fa sembrare linee melodiche impegnative come semplici e naturali, oltre a vivere emotivamente ogni canzone attraverso quella melanconia interpretativa che si è soliti chiamare "saudade".
Non meno importante è il ruolo giocato dagli altri componenti della formazione: Aldo Vigorito (contrabbasso) e Giuseppe La Pusata (batteria e percussioni) modellano basi ritmiche sinuose ed eleganti, semplici quanto solide nella pulsazione. A loro si aggiunge Gianluca Marino (chitarra), che tramuta il ritmo in armonie dal suono morbido e acustico, creando inoltre alcuni momenti musicali che valorizzano ora il movimento (Ana Luiza), ora la dolcezza e la malinconia (soprattutto nella strumentale Luiza). Stefano Saccone (sax soprano, flauto) suona frasi melodiche intense, che diventano il naturale preludio oppure il proseguimento emotivo alla voce di Claudia Marss.
Soprattutto, fondamentale è il ruolo del pianista Enzo Orefice, il quale, oltre a suonare con grande trasporto, cura gli arrangiamenti coniugando sapientemente tradizione e voglia di ricerca. Cosa non da poco, se si pensa che i brani scelti comprendono alcuni grandi classici di Jobim (Garota de Ipanema, Luiza), oggetto negli anni di innumerevoli interpretazioni, molte delle quali troppo sperimentali oppure prive di carattere. Il suo lavoro di rilettura è pieno di personalità e gusto, senza cadere in soluzioni gia sentite, oppure snaturando i brani con esagerazioni e stravolgimenti. Risulta perciò gradevole il ruolo del synth, dosato bene per rafforzare momenti di suspence emotiva, senza cioè diventare un elemento in contrasto con gli altri strumenti acustici. Audace è, inoltre, il nuovo tappeto armonico per Garota de Ipanema: pur perdendo qualcosa in termini di pulsazione ritmica, diventa un’affascinante ballad, dal sapore jazzistico più forte, in cui viene enfatizzata l’emozione del canto.
Palavras de amor vuol essere, dunque, una dichiarazione d’amore dell’Effetto Musica Ensemble e di Claudia Marss verso il padre della bossa nova, Antonio Carlos Jobim: attraverso il loro linguaggio musicale, fedele alla tradizione ma anche contagiato da spunti moderni, si dice al maestro che le sue grandi opere sono ancora vive e attuali, e che il sorriso "triste" della sua musica è più che mai contagioso.
 

Enrico Lombardi (Jazz Convention)

 

          Residente in Italia dal 1989, Claudia Marss vanta una cifra espressiva versatile e policentrica, che l’ha portata a cimentarsi in vari ambiti: oltre il Brasile, il gospel, la musica per il teatro ed il cinema Il suo più recente disco per la Philology è dedicato a Jobim ed al suo meraviglioso, immortale, songbook. Un repertorio di grande fascino, ma spesso banalizzato e ridotto a canone per un anonimo deja vù. La rilettura della Marss si distingue in qualche traccia per una ricerca vocale non convenzionale, volta a variare il clima originario, sino ad arricchirlo con colori nuovi e diversi. La sottende un creativo processo di riarrangiamento, che prova a depistare le aspettative dell’ascoltatore e guidarlo lungo coordinate inattese. Si staglia l’interpretazione di “Garota de Ipanema”, per via di una atmosfera sospesa e rallentata in luogo della vivacità ritmica che caratterizza il mood di base. È un incantevole bozzetto chiaroscurale di grande lirismo, che va dritto al cuore dell’ascoltatore. Lo informa una interpretazione destrutturata e destrutturante del tessuto testuale originario, dall’alto di un canto ricco di lirismo e sobria grazia.


All About Jazz
 

 

          Una realtà irpina si è ormai affermata sulla scena jazz internazionale.
Effetto Musica Ensemble è il quintetto - Stefano Saccone (sax, flauto), Enzo Orefice (piano), Giuseppe La Pusata (batteria), Gianluca Marino (chitarra), Aldo Vigorito (contrabbasso) con la vocalist Claudia Marrs – ormai prossimo al terzo lavoro discografico.
“Ho studiato al conservatorio di Avellino, ho una formazione accademica – spiega Saccone – affinata con Severino Gazzelloni (il mostro sacro del flauto) e con alti altri maestri. Sin da ragazzo però, a differenza degli amici che amavano il rock, preferivo la bossa nova. Amavo quel dondolio, la voce sussurrata”.
Il desiderio di suonare la bossa nova, induce il musicista a coinvolgere un compagno di conservatorio, il pianista Enzo Orefice. I due chiamano Gianluca Marino, chitarrista e compagno di conservatorio.
A questo punto arriva il catalizzatore: Claudia Marss, che aveva inviato un demo a Saccone, per partecipare al festival Suoni a contatto.
“Mi sono innamorato di quella voce, – spiega il musicista – con un timbro splendido ed il modo di cantare rilassato.. Ho riconosciuto quel “qualcosa” che mi aveva fatto amare la bossa nova”.
Per la sezione ritmica arrivano i jazzisti Aldo Vigorito (contrabbasso) e Giuseppe La Pusata (batteria).
Prova dopo prova, si definisce il loro stile. Non vogliono fare standard, ma dire qualcosa di nuovo e scelgono Jobim, arrangiato per quintetto da Orefice, per il loro spettacolo.
Teatro Quisisana (Capri), Festival Suoni a Contatto (Av), Ateneo Musica Basilicata (PZ), Baronissi Jazz, Ispani jazz, Amici della Musica (RG), Grosseto, Livorno, Ceppaloni Jazz, Otto Jazz Club, Brindisi, Teatro Verdi (Salerno) sono alcuni dei palchi in cui si esibiscono.
I concerti vengono registrati; utile pratica, i nostri sono infatti contattati dalla MAP, etichetta discografica milanese .che li mette sotto contratto per il loro primo cd.
Esce, nel 2003, Retrato em branco en preto – Tributo a Tom Jobim, in copertina un dipinto del M° Giovanni Spiniello.
“Amiamo Jobim – dice Saccone – abbiamo lavorato tanto per rendere quel mood che i brasiliani hanno dentro”.
Promozione in tutta Italia, con tappa allo storico festival di Villa Celimontana a Roma. Positivi i riscontri dalla critica – su Jazzitalia.net, Musibrasil.it – e inviti in trasmissioni come Brasil su Radio Rai 1.
Inizia il lavoro su materiale nuovo, sui brani che Jobim ha dedicato alle donne della sua vita.
Matura anche la decisione di cambiare etichetta discografica. Il master del secondo cd viene sottoposto ad un guru del jazz, quel Paolo Piangiarelli che, con la sua Philology, ha raccolto il gotha dei jazzisti..
Nel 2007, dunque, Palavras de amor – Jobim e as mulheres, secondo cd di Effetto Musica, va ad aggiungersi al catalogo Philology con nomi come Phil Woods, Lee Konitz, Enrico Rava, Enrico Pieranunzi, Irio De Paula, Stefano Bollani, Chet Baker.
La presentazione di Palavras de amor avviene nell'estate romana, su quel palco di Villa Celimontana che sta ormai diventando familiare. Stavolta, però, la promozione sarà internazionale.
Il disco è stato inserito da Nick The Nightfly - storica voce di Radio Montecarlo – nella playlist di Montecarlo Night programma cult per gli amanti del jazz e della bossa nova.

Dicono di loro…

“(...) Enzo Orefice mostra di aver compreso ciò arrangiando ogni brano in modo estremamente appropriato al gruppo composto dalla cantante brasiliana Claudia Mar.s.s., dal chitarrista Gianluca Marino dal flauto e sax di Stefano Saccone , dal contrabbasso di Aldo Vigorito e dalla batteria di Giuseppe La Pusata. Il sound ottenuto dall'Effetto Musica Ensemble risulta molto gradevole: il flauto fa da contrappunto alla voce o esegue costantemente delle linee melodiche introduttive, di raccordo o di background durante l'esposizione della melodia, la voce, ovviamente perfetta nella pronuncia (fondamentale su questi brani), scorre molto sicura su ogni frase personalizzando diversi passaggi, la chitarra rispetta le parti degli arrangiamenti suonando sempre con pulizia e sicurezza, il piano fa da regista costruendo un tessuto armonico costante sul quale tutti gli altri, piano stesso incluso, possono muoversi con continuità, la ritmica è impeccabile nella dinamica tanto negli obbligati quanto nell'accompagnamento anche sui tempi dispari (...) M. Losavio, Jazzitalia.it

“(...) è molto difficile dire qualcosa di nuovo sull’opera di uno degli artisti più interpretati della storia della musica mondiale, ma è altrettanto vero che a volte si rischia, cercando l’originalità, di rovinare ciò che è già in sé perfetto. Non succede in questo caso e l’Ensemble riesce a destreggiarsi e a fornire buonissime vibrazioni (....) “Samba de una nota so”, che comincia lentissimo e etereo, per poi però accelerare improvvisamente in maniera incalzante e superiore all’originale versione, salvo poi distendersi nuovamente per l’assolo al flauto di Stefano Saccone. Tutti i musicisti impegnati nel progetto, oltre a evidentemente essere cultori della materia, offrono una prova davvero convincente, al servizio di un Maestro che da lassù non disdegnerebbe sicuramente questo omaggio”. M. Montalbani, Musibrasil.it

“(…) questa è la prova della musicalità di Effetto Musica Ensemble e di Claudia Marss, con la sua voce personale, il suo stile, la sua capacità di interpretare la musica brasiliana. Chi ascolterà questo disco non lo dimenticherà più…” Irio De Paula

“(...) mi è stato proposto questo “Palavras de amor” di un gruppo campano che non conoscevo, in un incontro davvero speciale, in tutti i sensi, con una vocalist brasiliana di razza quale Claudia Marss.


Il gruppo si chiama Effetto Musica Ensemble, è composto da musicisti professionali, creativi ed innamorati della musica brasiliana; si sono cimentati in questo loro secondo disco, con un repertorio jobiniano completamente dedicato alle donne (...) Il risultato mi è apparso subito sorprendente, vuoi per la bellezza delle canzoni magnificamente eseguite, vuoi per la freschezza degli arrangiamenti, assolutamente non routinari, illuminati dal canto ironico, divertente, poetico e profondo laddove necessario, naturale e vero di una vocalist, Claudia Marrs, destinata a conseguire presto forti consensi tra i numerosissimi adepti del Brazialian genre.
E, ne sono certo, ricorderete con piacere anche i nomi dei componenti del gruppo, dal pianista Enzo Orefice la chitarrista Gianluca Marino, dai fiati di Stefano Saccone ai sinuosi ritmi di Aldo Vigorito, contrabbasso e di Giuseppe La Pusata, batteria. Un disco che onora il catalogo Philology”. Paolo Piangiarelli, Philology Records


Antonella Russoniello (Buongiorno Irpinia)
 

 

Intervista a Claudia MARS.S.

Cantante e compositrice brasiliana, Claudia Marss è nota, nella cerchia degli appassionati di musica brasiliana e di jazz, per la sua voce duttile ed espressiva, che si esprime in tutta la sua personalità interpretativa nell'incontro tra la musica popolare brasiliana e il jazz. Ci incontriamo per un caffè a Roma in una mattinata fredda e grigia molto lontana da quelle della sua Salvador, ma la sua personalità e suoi modi piacevoli ci trasportano per un po' dalle parti di Campo Grande, quartiere in cui è nata.

E proprio da Salvador inizia il racconto dei suoi esordi: «La passione per la musica - spiega - nasce ascoltando mia madre cantare e ascoltare musica tutto il giorno in casa. Mi sembra di aver cantato da sempre anche io. Poi, a 16 anni, iniziai a studiare chitarra classica all'Università Cattolica, ma dopo un paio d'anni lasciai per lavorare nell'azienda di telecomunicazioni Telebahia. Ed è proprio cantando al festival interno all'azienda che inizia la mia attività. Difatti vinsi la competizione e l'azienda decise di iscrivermi al Troféu Caymmi. Era il 1986 e vinsi nella categoria miglior interprete emergente. A quel punto lasciai Telebahia e iniziai a lavorare con la musica soprattutto in locali e grandi alberghi. Molto importante in quegli anni è l'esperienza come corista insieme a Daniela Mercury per il gruppo di Gilberto Gil nella sua tournée brasiliana del 1988».

Come entra l'Italia nella sua vita? «In quegli anni conobbi Corrado Nofri (fondatore della Folk Magic Band, morto questo settembre, e del quale il 19 dicembre si terrà un memorial al Bebop di Roma, pianista di Roma che all'epoca stava in Brasile e con il quale registrai il suo brano "Bom Despacho" per il disco antologico del Troféu Caymmi. Quando Corrado tornò per un periodo in Italia lo seguii per tre mesi facendo qualche concerto; poi nel luglio del 1990, proprio il giorno della finale dei mondiali di calcio tornai in Italia su invito di Corrado per la promozione del suo disco "Blu Bahia" in cui ero voce solista, e accettai senza pensarci troppo su. L'idea era di rimanere soltanto un anno, ma poi conobbi quello che sarebbe diventato mio marito e che lo è tuttora da 15 anni essendo padre di mio figlio da 12. Così rimasi in Italia».

Quali sono le sue influenze musicali? «Quando iniziai a cantare in occasione del festival di Telebahia il fonico era Sergio Benuti, trombettista fotografo che vive a Salvador e che mi disse: "Con la tua voce puoi cantare di tutto, ma prima di scegliere ascolta alcune di queste cassette". Così iniziai a conoscere Joni Mitchell che canta Mingus, Billy Holiday, Ella Fitzgerald, Sarah Voughan, e impazzii per il jazz. Su tutte adoravo Sarah Voughan per la tecnica, la personalità. Poi ho conosciuto Leny Andrade e sono impazzita per lei, è la mia diva, tanto che quando la conobbi di persona la inondai di baci. La adoro per la voce, le sue improvvisazioni, come presenza scenica, penso che non abbia avuto il successo che merita fuori del Brasile».

Quali differenze ha riscontrato tra fare musica in Brasile e in Italia? «Innanzitutto io stavo a Salvador che è un mondo a parte, un mercato autonomo che ad esempio solo con la musica del carnevale vende milioni di copie anche senza uscire dallo Stato di Bahia. Non facendo quel genere, lì ero un po' di nicchia. Qui in Italia invece si usa molto etichettare per generi e per me è stato un po' un problema visto che faccio musica brasiliana, ma non da ballo; faccio jazz, ma con canzoni brasiliane e non necessariamente standard di bossa nova. Fare musica brasiliana con musicisti italiani all'inizio comportava difficoltà perché quello che per loro era un punto di arrivo per me era di partenza, quindi cercavo di far suonare il gruppo lasciando spazio all'improvvisazione dei singoli, senza andare a cercare generi e ritmi di musica brasiliana più ricercati».

Oramai vive in Italia da diversi anni: che cosa le manca di più del Brasile? «Del Brasile mi mancano molte cose, anche se il mio carattere mi fa sempre apprezzare ciò che c'è di buono ovunque. Mi manca in particolare la mia famiglia ovviamente, e poi la freschezza, la spensieratezza di vivere, anche di uscire di casa con un paio di infradito senza farsi troppi problemi».

E che cosa le manca dell'Italia quando torna in Brasile? «Ormai per me è difficile accettare alcune cose, come per esempio vedere bambini che fanno il bagno vicino all'immondizia: ecco, il fatto che in Brasile parte della popolazione non faccia ancora neanche caso a queste cose, per me è doloroso».

Torniamo alla sua attività: ci racconti che cosa ha fatto in questi anni in Italia. «Negli ultimi anni mi sono divisa tra molti impegni di diverso genere, nel 2004 sono stata scelta personalmente da Nicola Piovani  per le rappresentazioni in Palestina ed Israele del suo "Stabat Mater - La Pietà" composto e diretto dallo stesso Piovani, con testi di Vincenzo Cerami, che mi ha molto elogiata per la pronuncia in italiano che ha fatto capire ogni parola. Eravamo io per voce soul, Rita Cammarano per voce lirica, Gigi Proietti per la voce recitante e l'Orchestra Aracoeli. Il ruolo era di Amii Stewart che in quei giorni era impegnata col musical dedicato a Billie Holiday. Sempre nel 2004 ho conosciuto Enzo Orefice e altri musicisti di Avellino - gli Effetto Musica Ensemble - che mi hanno invitato a lavorare con loro ad un progetto per i dieci anni dalla scomparsa di Jobim da cui è scaturito il disco "Retrato Em Branco E Preto - Tributo a Tom Jobim" uscito per la Philology; la cosa ha funzionato e questa estate è uscito un secondo disco con loro che si chiama "Palavras De Amor - Jobim E As Mulheres" nel quale abbiamo fatto una selezione di canzoni di Jobim dedicate alle donne con gli arrangiamenti sempre di Orefice e con la stessa formazione e cioè Enzo Orefice al piano, Gianluca Marino alla chitarra, Stefano Saccone al flauto e sax, Aldo Vigorito al contrabbasso e Giuseppe La Pusata alla batteria. È un misto di classica e jazz anche per via della diversa provenienza dei musicisti in parte jazzistica in parte classica, questo ci ha portato a lavorare molto anche negli ambienti della musica classica più abituati a certe sonorità. E poi c'è la mia attività di insegnamento presso varie scuole in Italia dove insegno canto, impostazione della voce, tecnica di respirazione, improvvisazione, stile ed interpretazione nell'ambito della musica brasiliana: un grande impegno in termini di tempo, ma che svolgo con grande piacere».

Quali sono i suoi programmi nell'immediato futuro? Ora che siamo vicini alle feste si intensificano i miei impegni Gospel e Spiritual, attività che iniziai con Harold Bradley una decina di anni fa e che mi ha portato a collaborare con diversi gruppi esibendomi in teatri e rassegne di tutta Italia, insieme al Gospel Tree del Rev. Nehemiah Brown. Attualmente collaboro con il Bronzeville American Gospel di Harold Bradley».

E il progetto con l'Effetto Musica Ensemble? «Ormai cammina con le sue gambe e quindi abbiamo la promozione del nuovo disco con date soprattutto nel centro sud. Poi ho un altro progetto con musicisti che stanno a Parigi come Laurent de Oliveira, Acelino De Paula, Simone Pratico, con cui ho fatto vari concerti sia in Italia che a Parigi. C'è anche la collaborazione con Giulia Salsone, con cui facciamo da tempo spettacoli chitarra e voce. Infine c'è un progetto di mie composizioni di testi e musiche che tengo nel cassetto da tempo e che sto cercando di sviluppare a Salvador».

Musibrasil

 

 

 

CD retrato em branco e preto (tributo a Tom Jobim)

 1. Brigas nunca mais
2. Fotografia
3. Agua de bebér
4. Retrato em branco e preto
5. Samba de una nota so
6. Eu sei que vou te amar
7. Insensatéz
8. Inùtil paisagem
9. Aula de matematica

 

 

 

recensioni CD Retrato em branco e preto:

L’effetto Musica Ensemble è un sestetto jazz italiano composto da Claudia Mar.s.s. alla voce, Gianluca Marino alle chitarre, Aldo Vigorito al contrabbasso, Enzo Orefice al piano, Stefano Saccone a flauto e sax e Giuseppe La Pusata alla batteria. In questo disco si cimentano con lo smisurato repertorio di Tom Jobim, e lo fanno con grande gusto e sensibilità. Chiaramente, è molto difficile dire qualcosa di nuovo sull’opera di uno degli artisti più interpretati della storia della musica mondiale, ma è altrettanto vero che a volte si rischia, cercando l’originalità, di rovinare ciò che è già in sé perfetto. Non succede in questo caso, e l’Ensemble riesce a destreggiarsi e a fornire buonissime vibrazioni alle prese con pezzi come “Brigas, nunca mais”, “Fotografia”, “Agua de beber”, e così via. Una menzione particolare per “Retrato em branco e preto” (#4), dalle atmosfere particolarmente rarefatte alimentate dai fraseggi pianistici di Enzo Orefice. La soluzione è parzialmente la stessa di quella adottata per “Samba de uma nota so”, che comincia lentissimo e etereo, per poi però accelerare improvvisamente in maniera incalzante e superiore all’originale versione, salvo poi distendersi nuovamente per l’assolo al flauto di Stefano Saccone. Tutti i musicisti impegnati nel progetto, oltre a evidentemente essere cultori della materia, offrono una prova davvero convincente, al servizio di un Maestro che da lassù non disdegnerebbe sicuramente questo omaggio.

Musibrasil

 

 

Antonio Carlos Brasileiro de Almeida Jobim, per gli "amici", semplicemente Tom Jobim. Quante composizioni a suo nome e quante melodie assolutamente fantastiche ha saputo creare riuscendo a far suonare la sua musica praticamente a tutti i più grandi. Con più di 250 songs, è stato anche chiamato il Gershwin del Brasile e probabilmente, se si guarda al successo della sua musica, non è poi così azzardata questa definizione.

Nato a Rio de Janeiro il 25 gennaio 1927, ha "rischiato" di fare l'architetto ma poi la passione per la musica lo ha portato a suonare il piano. La svolta è arrivata nel 1956 quando, incontrato "'o poeta" Vinicius De Moraes, compone i primi brani (Orfeu da Conceição, e Se todos fossem iguais a você). Due anni dopo giunge l'incontro con il grande Joao Gilberto il quale donerà delle interpretazioni memorabili dei brani di Jobim così come poi accadrà anche quando Stan Getz, nel 1962, incide con Charlie Byrd Desafinado. Oramai la bossa nova, quella di Jobim in particolare, è entrata a far parte del mondo del jazz e l'elenco dei jazzisti che hanno interpretato brani di Jobim è interminabile. Dopo un periodo un po' in sottotono dovuto all'evoluzione che il jazz ha vissuto negli anni settanta, dagli anni ottanta Jobim è ritornato quasi in silenzio a riproporre la sua musica, suonandola e cantandola in modo un po' "sghembo" ma con un livello interpretativo e un'intensità che probabilmente solo l'autore può sempre fornire. Purtroppo muore a New York, a soli 67 anni, l'8 dicembre 1994 per un attacco di cuore. L'ultima sua registrazione è del 6 aprile 1994 ed è trovabile nel CD "The Jazz Masters" (Verve) registrato alla Carnegie Hall e contenente varie performance di grandi musicisti. Qui lo troviamo insieme a Joe Henderson per un Desafinado di gran classe e con Pat Metheny per How Insensitive, brano che Metheny ha poi sempre eseguito dal vivo in onore di questo grandioso compositore.

A questo punto si può intuire come effettuare un tributo a Jobim non è affatto cosa facile, non ci si può riunire e "semplicemente" suonare alcuni brani dei suoi, ma bisogna sentire la sua musica, comprenderla e assimilarla al punto da eseguirla poi con quel pizzico di personalità che ne possa aggiungere un valore, altrimenti il risultato non si farà certo notare. Enzo Orefice mostra di aver compreso ciò arrangiando ogni brano in modo estremamente appropriato al gruppo composto dalla cantante brasiliana Claudia "Maria da Silva e Silva" Mar.s.s., dal chitarrista Gianluca Marino, dal flauto e sax di Stefano Saccone , dal contrabbasso di Aldo Vigorito e dalla batteria di Giuseppe La Pusata. Il sound ottenuto dall'Effetto Musica Ensemble risulta molto gradevole: il flauto fa da contrappunto alla voce o esegue costantemente delle linee melodiche introduttive, di raccordo o di background durante l'esposizione della melodia, la voce, ovviamente perfetta nella pronuncia (fondamentale su questi brani), scorre molto sicura su ogni frase personalizzando diversi passaggi, la chitarra rispetta le parti degli arrangiamenti suonando sempre con pulizia e sicurezza, il piano fa da regista costruendo un tessuto armonico costante sul quale tutti gli altri, piano stesso incluso, possono muoversi con continuità, la ritmica è impeccabile nella dinamica tanto negli obbligati quanto nell'accompagnamento anche sui tempi dispari.
Inoltre tutti i componenti eseguono diversi soli tutti molto validi con un particolare merito al flauto e al solo di piano di Insensatéz.

La scelta dei brani vede un nutrito gruppo di composizioni nate dalla collaborazione di Jobim con Vinicius De Moraes. Si va da Brigas nunca mais (1959, inciso con Elis Regina nel '74 ma suonato anche da Lee Konitz, Gal Costa, Joao Gilberto) con un ottimo solo di flauto, ad Aqua De Bebér (1961, inciso da Charlie Byrd, Astrud Gilberto ma anche dall'ottimo Al Jarrau) con uno scat della Mar.s.s.
Insensatèz (1961) è senza dubbio uno dei brani più belli di Jobim suonato da Gil Evans, Stan Getz, Wes Montgomery, Oscar Peterson, ma anche Metheny che, come già detto, lo esegue grandiosamente dal vivo. Dopo l'esposizione del tema, Enzo Orefice al piano armonizza costruendosi il preambolo per il solo fornendo così al brano un respiro da world music, terreno ideale per un solo che cresce di chorus in chorus con l'ingresso graduale degli altri musicisti. Il piano quindi evolve fino a raggiungere un fraseggio ed una dinamica complessiva di rilievo. Ben condotto anche il solo di batteria che consente alla voce di rientrare riprendendo il tema sempre sul 6/8 introdotto.
Su Eu sei que vou te amar (1959 ) la chitarra esegue un'introduzione per poi accompagnare il sax il quale esegue il tema mentre Claudia Mar.s.s. recita il testo. Il canto si unisce al sax sulle ultime otto battute al termine delle quali si avvia una raffinata ballad con un bel solo della chitarra classica.

Il sax è anche utilizzato sulla dolce Inutil Paisagem. Composta da Jobim e Aloysio de Oliveira nel 1963 è stata eseguita insieme al musicista brasiliano Caymmi nel 1964 in occasione di un loro incontro. Abbastanza canonica l'esecuzione di Fotografia (1959) in cui il sound è perfettamente amalgamato.

Nel 1968 Jobim aveva scritto un brano strumentale intitolato "Zingaro", poi Chico Barque ne scrisse il testo e il titolo diventò Retrato em Branco e Preto. Non è stato molto suonato ma è senza dubbio un capolavoro. E' anche un brano molto insidioso perchè si muove su poche note tutte molto vicine mentre l'armonia in realtà scorre. Qui è eseguito con grande intimità e delicatezza e ancora una volta Enzo Orefice esegue un raffinato solo che si "poggia" elegantemente sulla struttura.

Samba de uma nota so (Antonio Carlos Jobim e Newton Mendonça 1959 ) è probabilmente uno dei brani di Jobim più suonati. Un sintetico elenco vede musicisti come: Count Basie, Betty Carter, Duke Elleington, Ella Fitzgerald, Dizzy Gillespie, Barney Kessel, Modern Jazz Quartet, Frank Sinatra, Bucky Pizzarelli, Toots Thielemans, solo per rimanere nell'ambito jazzistico. Dopo un'introduzione sospesa con atmosfera orientale, la chitarra di Gianluca Marino avvia l'esecuzione in cui poi flauto e contrabbasso si distinguono con dei soli di ottima fattura.

L'allegra chiusura, condotta nel classico incedere ritmico brasiliano, è affidata ad Aula de Matematica (1958). Una conclusione che lascia così un ricordo gioioso di questo grande autore.

 

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