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JP band
le note
richiamano versi
Il progetto “JP
band” nasce dall’idea comune del poeta Domenico Cipriano, del
musicista Enzo Orefice e dell'attore Enzo Marangelo. Un progetto
culminato con la pubblicazione del CD dal titolo “JP band: Le
note richiamano versi” (Abeat records), dove Jazz e Poesia si
fondono con un risultato che non ha precedenti in Italia.
Un lavoro che giunge dopo 4 anni di dedizione e sviluppi sulla
scia della creatività e dell’innovazione di lavori d’oltreoceano
come “The Clown” di Charles Mingus o il più recente “The Lion
for Real” del poeta Allen Ginsberg con musicisti quali Bill
Frisell, Philip Glass e altri, prodotto da Hal Willner.
Le musiche originali scritte per la “JP band” da Enzo Orefice,
pianista e compositore molto apprezzato per la purezza
cristallina ed essenzialità delle sue melodie, presentano brani
delicati ed intriganti, intervallati ad altri dove il ritmo è
protagonista e la voce fa emergere gli aspetti fonetici della
parola che, nelle poesie di Cipriano, rispecchiano la
costruzione di un “assolo” con note e sillabe legate tra loro,
in un preciso sistema di regole. Si realizza in questo modo una
fusione tra parola e musica senza scadere nella canzone, né
nella teatralizzazione della parola, ma restando sempre in
bilico tra la “purezza” del jazz e la “purezza” della poesia.
Nella performance live si fonde jazz, poesia e momenti
d'improvvisazione teatrale. In scena, 5 elementi: il poeta
Domenico Cipriano, l'attore Enzo Marangelo, il pianista Enzo
Orefice e la sezione ritmica di Piero Leveratto ed Ettore
Fioravanti.
La “JP band” segna una “rarità” nel jazz italiano,
rivoluzionando il genere della jazz-poetry, con un prodotto
godibilissimo per l’interplay dell’affiatato trio Orefice–Leveratto–Fioravanti
modernissimo e capace di catturare tutte le sfumature dei testi
poetici di Domenico Cipriano (riconosciuto dal pubblico e dalla
critica come una delle presenze più interessanti
dell’ultimissima poesia italiana), con la voce affascinante e
ritmica del versatile Enzo Marangelo, figura tra le più
rappresentative per la ricerca e la sperimentazione del teatro
italiano contemporaneo, che si fonde in modo impeccabile col
trio.
Un progetto destinato a fare scuola, in un periodo in cui la
poesia cerca sempre più il legame con la musica incuriosendo e
appagando il gusto degli ascoltatori raffinati.
Domenico
CIPRIANO: poesie
Enzo MARANGELO: voce
Enzo OREFICE: pianoforte, musiche originali
Piero LEVERATTO: contrabbasso
Ettore FIORAVANTI: batteria

Recensioni CD:
«Quello tra jazz e poesia non è certo un accostamento nuovo,
tuttavia il genere non è praticato con grande frequenza, specie
qui da noi: tra i pochi casi recenti, The Moon and the Cat del
pianista Arrigo Cappelletti, nel quale tuttavia Gioconda Cilio
interpretava i testi in forma cantata, ed un progetto mai
pubblicato del pianista Claudio Cojaniz, ove curiosamente
figurava tra i protagonisti lo stesso contrabbassista di questo
album, Piero Leveratto. Benvenuto dunque questo CD della PJband,
nel quale musicisti di grande sensibilità e qualità come Enzo
Orefice e Ettore Fioravanti si pongono al servizio delle liriche
del poeta Domenico Cipriano, lette da Enzo Marangelo. Va detto
che le poesie, quasi interamente dedicate al jazz, sono molto
concrete e non descrittive - verrebbe da dire: prosaiche - e
perciò non cercano di rubare la scena alla musica. Questa, dal
canto suo, non eccede e sovrasta le parole, ma le accompagna o
si alterna ad esse. Grande armonia, dunque, che si mantiene
anche quando l'una o l'altra delle arti protagoniste si erge più
in alto nelle forme espressive. Quando, cioè, il trio si lancia
in dialoghi ed improvvisazioni dal tono tanto libero, quanto
coinvolgente, oppure Marangelo interpreta i testi con teatrale
abilità. Così che, alla fine, entrambe se ne avvantaggiano
sinergicamente, senza gelosie. Difficile, se non impossibile,
scegliere tra le tracce, mentre nella maestria complessiva dei
protagonisti una lode aggiuntiva va fatta a Piero Leveratto,
sempre più gigante del contrabbasso italiano, protagonista
assoluto che con la profonda voce del suo strumento definisce in
modo essenziale il colore dell'intero lavoro. Che è comunque,
per originalità, suggestione ed eleganza, una delle migliori
registrazioni italiane dell'anno»..
AllAboutJazz, ottobre 2004
«Ai testi, che sottraendosi alle
convenzioni metriche accentuano gli aspetti fonici di un
versificare ricco di iterazioni e assonanze, corrisponde una
musica svelta ed essenziale, sempre attenta ai cambi
d’atmosfera, che dialoga con la voce recitante in un gioco di
continui rimandi. Ed è questo gioco a riuscire vincente:
lasciando che si producano gli spazi del sentire individuale,
che garantiscono la tenuta d’assieme, la musica riesce non solo
a farsi ascoltare, ma in modo abbastanza inusuale mostra anche
di voler ascoltare. Sia perché le voci si ascoltano fra loro:
quella dei testi con quella recitante e quella degli strumenti,
sia perché coinvolgono l’ascoltatore interrogandone la
sensibilità sotto il profilo acustico e intellettuale».
(dalla presentazione di Giorgio Rimondi)
«Jazz e Poesia si incontrano in questo disco con un risultato
senza precedenti in Italia».
Musica Jazz, marzo 2004
«…the poetry is about the music.
Marangelo reads it in animated voice, but he doesn’t get
over-drammatic in his readings and that’s actually quite
refreshing. There appears to be a naturalness in his phrasing.
Pianist Orefice is the dominant voice in the trio and he has a
melodic style, with a firm touch and strong technique. Chick
Corea of the late ‘60/early70 might be a point of reference. The
tracks seem to flow from one to another and the entire set palys
as a suite. […] these poems were meant to be read as a set or
written specifically fort this record».
Robert Iannapollo, Cadence, U.S.A., august 2004
«Le parole, quelle pittoriche,
quasi fotografiche, di Domenico Cipriano, poeta irpino di
Guardia dei Lombardi, firma in decisa affermazione nel panorama
nazionale della giovane poesia d'autore. Le note, quelle
cristalline ed essenziali di Enzo Orefice, avellinese, pianista
e compositore, già ascoltato con successo al fianco di Piero
Leveratto, Ada Montellanico, Maurizio Giammarco, Ettore
Fioravanti, Antonio Onorato, Marco Zurzolo. Infine la voce,
quella recitante di Enzo Marangelo, solofrano, attore e regista,
colonna portante di un CD tutto costruito sull'alternanza di
parole e musica da ascoltare, ma forse ancor più, da leggere».
Il Mattino, 20 aprile 2004
« Il risultato è più che
soddisfacente proprio perché la voce recitante e la musica
improvvisata si ascoltano e si cercano reciprocamente, trovando
– se non una sinestesia – almeno diversi punti di contatto e di
relazione. Il legame avviene per lo più a due livelli: da un
lato sul piano dei contenuti (poesie che parlano di jazz) e
dall’altro rispettando sillabazione e metrica, con brani
letterari intenti, talvolta anche drammaturgicamente, a
rapportarsi ai battiti e alle sincopi della stessa musica.».
Guido Michelone, Musica Jazz, ottobre 2004
“…Le note richiamano versi,
prodotto 'classico' di jazz-poetry in cui su tessuti be-bop di
buon livello la voce di Enzo Marangelo recita, con accenti a
volte sommessi, a volte quasi futuristi, i testi di Domenico
Cipriano che narrano di musica e vite 'alla Birdland' in un
mondo in cui ormai «le persone / cercano di somigliare ai piatti
che regalano».
Lello Voce, L’Unità, luglio 2004
"Jazz e Poesia si fondono, in
questo CD, con un risultato che non ha precedenti in Italia". Un
lavoro che giunge dopo 4 anni di dedizione e sviluppi sulla scia
della creatività e dell’innovazione di lavori d’oltreoceano come
“The Clown” di Charles Mingus o il più recente “The Lion for
Real” del poeta Allen Ginsberg e i musicisti Bill Frisell,
Philip Glass e altri, prodotto da Hal Willner.
Si realizza in questo modo una fusione tra parola e musica senza
scadere nella canzone, né nella teatralizzazione della parola,
ma restando sempre in bilico tra la “purezza” del jazz e la
“purezza” della poesia.
Il progetto “JP band” segna una “rarità” nel jazz italiano,
rivoluzionando il genere della jazz-poetry, con un disco
godibilissimo per l’interplay dell’affiatato trio Orefice–Leveratto–Fioravanti
modernissimo e capace di catturare tutte le sfumature dei testi
poetici di Domenico Cipriano (poeta molto apprezzato dal
pubblico e dalla critica), con la voce affascinante e ritmica
del versatile Enzo Marangelo, che si fonde in modo impeccabile
col trio.
Un disco destinato a fare scuola, in un periodo in cui la poesia
cerca sempre più il legame con la musica incuriosendo e
appagando il gusto degli ascoltatori raffinati, un prodotto
curato nei minimi dettagli, compreso il libretto con le poesie,
corredato dalle foto a cura di E. Toccaceli, il fotografo
italiano dei grandi della Beat Generation e una nota di G.
Rimondi, collaboratore di Musica Jazz e attualmente il più
importante studioso italiano di letteratura afroamericana e del
legame tra jazz e poesia.
In this CD, Jazz blends with Poetry obtaining a result that
doesn’t have precedents in Italy. A job that comes after 4 years
of devotion and developments on the wake of the creativeness and
the innovation of overseas works as “The Clown” by Charles
Mingus or the most recent “The Lion for Real” by the poet Allen
Ginsberg with musicians as Bill Frisell, Philip Glass and others,
produced by Hal Willner.
The “JP band” project marks a “rarity” in the Italian jazz,
revolutionizing the kind of the jazz-poetry, with a very
enjoyable CD for the interplay of the harmonized and ultramodern
trio Orefice-Leveratto-Fioravanti, able to capture all the tones
of the poetic texts by Domenico Cipriano (recognized by public
and by criticism as one of the most interesting presences of the
last Italian poetry), with the fascinating and rhythmic voice of
the versatile Enzo Marangelo, one of the most representative
character for his research and experimentation of the Italian
contemporary theatre, that blends in an impeccable way with the
trio.
A CD destined to be leader of a school, in a period in which the
poetry always looks for the bond with the music making curious
and satisfying the taste of the refined listeners, a product
attended in the least details, included the book with the
poetries, equipped with the photos edited by E. Toccaceli, the
Italian photographer of the great ones of Beat Generation and a
lineer note by G. Rimondi, collaborator of “Musica Jazz” and
currently the most important Italian researcher of Afro-american
literature and the of bond between jazz and poetry.
(Abeat Records, press release)
«Una contaminazione cosciente, mai fine a se stessa, che non
monopolizza l'interesse ma anzi si rende trasparente quando ci
si appresta a godersi un disco realizzato con passione di cui
sono testimoni la ricerca e la cura dei particolari».
Dimitri Berti, Jazzitalia,
novembre 2004
JP band, tra note e versi
Stralcio dell’intervista rilasciata a IL CORRIERE (a cura di
Angela Pasquariello) "leggi l'intervista integrale!"
Come nasce il progetto “JPband”?
«L’idea del progetto “JP band” è nata durante un viaggio di
ritorno da Bologna, dopo un’ennesima collaborazione artistica
tra noi tre, “Cipriano, Marangelo, Orefice: il poeta, l’attore,
il musicista”. Al rientro, analizzando positivamente gli esiti
della performance, tra pubblico e artisti, siamo rimasti
coinvolti e poi convinti dell’energia creativa scaturita. Da
questo “spontaneamente” l’intento comune di trasformare queste
esperienze in un progetto concreto, che infine, dopo qualche
anno di confronto tra noi e il pubblico e cercando sempre nuove
soluzioni dalle svariate esperienze, è diventato il CD “Le note
richiamano versi”».
La scrittura usata principalmente nei brani della “JP band” si
sviluppa attraverso l’alternanza di ottonari, novenari e
decasillabi, diventando la base per una “scrittura in jazz”.
Domenico Cipriano: «L’esperienza che ognuno di noi ha con l’arte
gli indica anche i percorsi da seguire. Nel mio caso ho iniziato
a “scrivere in jazz” per dare risposta alla musica interiore, e
quindi rispondere all’ispirazione profusa dall’affascinante
universo della musica afroamericana, a cui mi sono dedicato da
sempre come ascoltatore. Mi accorsi col tempo che potevo parlare
di questo mondo solo attraverso i suoi strumenti, quindi
attraverso la poesia che si immedesimasse nei ritmi del jazz. La
stesura delle poesie che parlavano del mondo del jazz mi
portavano ad una sorta di estraniamento, come succede in alcuni
lavori di Dino Campana. Ecco allora che le parole cercano di
rincorrersi attraverso figure retoriche come allitterazioni,
paranomasie, rime interne e alternate, consonanze e dissonanze,
che permettono alle sillabe di riprodurre un lungo assolo,
legandosi alle parole precedenti dal punto di vista fonetico,
come fanno le note in una sequenza cercata dal solista.
Nell’assolo il musicista parte da un’idea, poi offre spazio alle
note che in quell’istante sente proprie, usa fraseggi ritornando
poi all’idea originaria che solitamente è il tema. Nelle poesie
“scritte in jazz” cerco di ricreare quelle successioni di suoni,
proprio come il solista, con dinamiche di tempi che si
realizzano nel brano, a seconda delle esigenze dei contenuti o
degli stati d'animo espressi e della musicalità interiore.
Questa ricerca musicale non risponde ad uno schema prefissato,
ma è dettata dal ritmo, che si offre anche in base al contenuto,
e l’uso di settenari, ottonari e decasillabi è legato al bisogno
di sfruttare al meglio gli enjambement per lasciare legati tra
loro i versi in modo da creare un unico lungo assolo, e nello
stesso tempo di contrastare una sistematicità con i tempi
sincopati che sono propri della musica jazz».
Come è avvenuta la scelta delle musiche?
Enzo Orefice: «Le musiche non sono state scelte soltanto in basi
ai testi, cioè in base al contenuto degli stessi, ma soprattutto
dando molta importanza al suono che produceva la poesia, e
fondamentalmente dal modo in cui venivano lette dall'attore
Marangelo, sottolineandone la ritmica. Sicuramente se a leggere
le poesie fosse stato un altro attore le musiche sarebbero state
diverse; nella stesura della partiture mi lascio trasportare
molto dalla prima sensazione che mi arriva…quindi per le musiche
ho pensato: al suono delle parole...anche perchè se avessi
pensato al significato avrei messo una musica triste su un brano
che parla di morte...una musica sdolcinata su un brano che parla
d'amore...ecc. ecc. non seguendo più l’essenza delle poesie di
Cipriano volute per la “JP band”, che si alimentano del ritmo.
Una commistione di arti dove il ruolo dell’attore è
determinante. Come avete realizzato questa perfetta intesa?
Enzo Marangelo: «Inizialmente non è stato facile integrarsi
attraverso la voce e la recitazione con la musica, di per se
complessa. Credo che le contaminazioni siano difficili e
rischiose, anche se affascinanti. Soprattutto fra due linguaggi
colti come quelli del jazz e della poesia. Aggiungerne un terzo
poi, altrettanto complesso, come quello della recitazione poteva
sembrare proibitivo, anche perché in questo caso non si trattava
di creare un personaggio facendo leva sul proprio vissuto, sulla
propria memoria emotiva, ma di inserirsi e fondersi con parole e
note in maniera tecnico-scientifica. Tuttavia la voglia di
ricercare nuove forme creative, di sperimentare nuove chiavi
interpretative, nuovi toni e colori vocali, mi hanno stimolato a
tentare. L’esperienza teatrale poi mi ha permesso di codificare
il punto di contatto possibile: la voce come strumento
aggiunto».
A raccontare quest’esperienza anche Ettore Fioravanti e Piero
Leveratto:
Ettore Fioravanti: «Per un suonatore rapportarsi con la poesia
non é per niente ovvio, e questo ai giorni d'oggi è in
contraddizione con quello che era la creazione artistica nei
secoli scorsi, quando le varie espressioni artistiche si
intersecavano e traevano pane l'una dall'altra. In questo disco,
e nel progetto che lo partorisce, proviamo proprio a forzare
questi limiti quasi “sociologici”, e tendiamo tutti a recuperare
la multifaccia dell’artista, a partire da quegli elementi un po’
bastardi ma fertilissimi che il jazz ha regalato all'arte del XX
secolo».
Piero Leveratto: «Le parole e la musica si desiderano da sempre,
spesso si trovano. A volte lo fanno con l'ordine che è proprio
della canzone, altre, più rare, si cercano e si organizzano in
modo più coraggioso, implicando la possibile convivenza della
poesia, oggetto finito per definizione, con l’improvvisazione,
luogo del possibile. È stato bello lavorare con le poesie di
Domenico e il progetto “JP band” nel cercare la quadratura del
cerchio»..
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